Comunicati Stampa - Ape sociale: molte le domande respinte. Pesenti (Inas): servono soluzioni di buon senso

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25-10-2017

A Monza il patronato Inas Cisl ha inviato circa 200 domande di Ape sociale e accesso agevolato alla pensione per i lavoratori precoci e le richieste respinte dall’Inps sono già 60; a Bergamo – dopo un’attenta scrematura preventiva sulle richieste presentate dai cittadini, in base ai requisiti – l’istituto ne ha inviate circa 2.000, ma anche lì piovono rifiuti dall’ente previdenziale: questo è solo l’esempio di una situazione che si ripete un po’ ovunque in questi giorni e che ha sollevato le rimostranze di sindacati e patronati.

Per Domenico Pesenti, presidente dell’Inas Cisl, “ancora una volta gli interventi in tema di welfare mostrano criticità tali da creare il caos, invece di garantire un consolidato accesso a forme di sostegno indispensabili per molti: le notizie relative alle molte domande di Ape sociale respinte, spesso con motivazioni poco chiare o  a causa di procedure farraginose, confermano un approccio alla previdenza a dir poco improvvisato, dove la mancanza di governance dell’Inps ricade su aspetti operativi che incidono sulla vita delle persone.

Il modo stesso in cui l’anticipo pensionistico per le categorie più deboli è stato proposto, legato ad una logica di emergenza, ne rivela la debolezza di fondo: in pratica, invece di garantire diritti essenziali, è stata creata una specie di lotteria, in cui chi riesce a fare domanda per primo ha più possibilità di ottenere una sorta di elargizione.

Ci sono poi coloro che non hanno avuto la possibilità di inoltrare richiesta perché ‘impantanati’ nel recupero di documenti difficili da reperire: ai lavoratori edili, ad esempio, è stata richiesta – peraltro, a lungo con istruzioni poco chiare – la certificazione di periodi di lavoro molto lontani nel tempo, senza considerare che chi svolge questo genere di attività cambia azienda spesso e in tempi rapidi, cosa che complica di molto il reperimento della documentazione.

Per chi è riuscito a inoltrare la richiesta in tempi utili, poi, ci sono casi di rigetto della domanda per motivazioni che sembrano dettate da scarso buonsenso rispetto a problematiche contingenti: è il caso di chi ha lavorato anche un solo giorno – magari pagato con un voucher – interrompendo così, a detta dell’Inps, il periodo di disoccupazione continuativa richiesta per accedere alla prestazione. Pare che si voglia punire la buona volontà di chi ha provato a impiegarsi in qualche modo, senza adagiarsi sugli allori, ma senza riuscire a trovare un lavoro che possa considerarsi tale”.

“A questa e a molte altre contraddizioni l’Inps dovrà dare risposta. Da parte nostra, conclude Pesenti, c’è la totale disponibilità ad un confronto per stabilire modalità operative più fluide e orientate a riconoscere il diritto a chi effettivamente spetta”.

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