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Previdenza e assistenza sociale

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Tag: Parasubordinato


05-07-2016

Previdenza

Il cittadino straniero che ha un regolare rapporto di lavoro in Italia ha diritto allo stesso trattamento previdenziale e assicurativo previsto per i lavoratori italiani. Per tutelare coloro che hanno svolto parte della loro attività all’estero, l’Italia ha stipulato numerose convenzioni internazionali di sicurezza sociale, alcune delle quali con Paesi di immigrazione (ad esempio Capoverde, Tunisia e Turchia).

I lavoratori non Ue possono anche sommare i periodi contributivi maturati in due o più Paesi dell’Unione europea, per soddisfare il requisito assicurativo richiesto per l’accesso a prestazioni socio-previdenziali di tutti i Paesi dell’Unione (tranne la Danimarca).

I lavoratori di Paesi non Ue, assunti dopo il 1° gennaio 1996, possono percepire, in caso di rimpatrio, la pensione di vecchiaia (calcolata col sistema contributivo) al compimento del 66° anno di età e anche se non sono maturati i previsti requisiti (dunque, anche se hanno meno di 20 anni di contribuzione). Devono invece soddisfare tale requisito coloro che sono stati assunti prima del 1° gennaio 1996.

Assistenza sociale

Allo straniero titolare di permesso di soggiorno Ue pe lungo soggiornanti possono essere concesse le provvidenze economiche di natura assistenziale come gli assegni di maternità e l’assegno sociale. Per quest’ultimo viene richiesto dal 2009 il requisito di soggiorno legale e continuato in Italia da almeno 10 anni.

A seguito di numerose sentenze della Corte Costituzionale, l’Inps concede le prestazioni di invalidità civile a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti, anche se privi del permesso di lungo periodo, purché siano titolari del permesso di soggiorno di almeno un anno.

La Corte di Giustizia dell'Unione europea, esaminando il caso di una signora ecuadoriana alla quale il Comune di Genova e l'Inps avevano negato l'assegno per famiglie numerose, ha stabilito che tale prestazione dev'essere riconosciuta a tutti gli stranieri titolari di un permesso che consente di lavorare in condizioni di piena parità con i cittadini Italiani. Infatti, chi ha un permesso che dà la possibilità di lavorare, beneficia dello stesso trattamento riservato ai cittadini dello Stato membro in cui soggiorna, per quanto riguarda la sicurezza sociale. Pur riferendosi all'assegno al nucleo familiare numeroso, il principio affermato dalla Corte vincolerà i giudici nazionali che dovranno decidere in relazione a fattispecie analoghe quali, ad esempio, il diritto alla parità di trattamento dei cittadini stranieri con riferimento al bonus bebè e al premio nascita.

Una tutela aggiuntiva per i lavoratori marocchini, tunisini e algerini legalmente residenti in Italia, è garantita dalle disposizioni sul diritto alla parità di trattamento contenute negli accordi euromediterranei tra Ue e Marocco, Algeria e Tunisia.

Per maggiori informazioni e per la presentazione della domanda, rivolgiti alla sede del Patronato Inas più vicina.