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Denunce agli immigrati per il bonus bebè: le lettere per ritirare i soldi non erano chiare

20/04/2006

“Riguardo alle denunce scattate contro gli immigrati che hanno ritirato i mille euro promessi dalla lettera della Presidenza del Consiglio dei Ministri per i nati nel 2005, riteniamo che il comportamento adottato nel dare tale comunicazione e nel far predisporre i moduli delle autocertificazioni sia stata la causa primaria che ha creato false aspettative, la cui risoluzione dovrà essere sollevata in sede politica”. Così il presidente dell’INAS-CISL, Giancarlo Panero, commenta la notizia sull’ennesima conseguenza di una scarsa informazione legata al bonus bebè. Una situazione, questa, che il patronato della Cisl aveva denunciato per primo, segnalando il grave errore nella gestione degli avvisi per ritirare i mille euro: in molti hanno ricevuto la lettera del premier Silvio Berlusconi che assegnava il bonus previsto dalla finanziaria 2006.
Purtroppo, però, tale comunicazione era stata inviata in maniera indiscriminata, anche a chi non ne aveva diritto, compresi migliaia di genitori stranieri che hanno avuto figli nel 2005 ma che – secondo la legge – non hanno diritto al bonus (anche se in possesso della carta di soggiorno). L’assegno infatti spetta soltanto a chi ha residenza in Italia, cittadinanza italiana o di altro paese dell’Unione europea, cha ha l’esercizio della potestà genitoriale sul figlio e rientra in limiti reddituali previsti della legge. In mancanza di tali requisiti l’autocertificazione resa assume rilievo penale perché contiene circostanze di fatto non corrispondenti alla realtà e la somma percepita dovrà essere restituita. Tale restituzione, a fronte della richiesta dell’amministrazione, non incide sulla responsabilità penale per false dichiarazioni, che ha un iter distinto e separato. Inoltre tale situazione può avere conseguenze negative sui rinnovi dei titoli di soggiorno dei genitori stranieri regolari in Italia, molti dei quali in possesso di una carta di soggiorno o di un permesso di soggiorno di lunga durata.

Di fronte a questa grave situazione, l’Inas ha chiesto a tutte le proprie strutture di informare tempestivamente i cittadini stranieri sulle conseguenze che tale autocertificazione può comportare.

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