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Infortuni in italia: è ora che i soldi passino dai bilanci alle persone

30/04/2019

LETTERA APERTA

di Gigi Petteni, Presidente Inas Cisl

 

Anche quest’anno, come patronato Inas Cisl, vogliamo essere parte attiva nelle iniziative organizzate per il 1° maggio, contribuendo a far sentire più forte il grido contro il dramma dei morti e dei feriti sul lavoro e delle vittime, più silenziose ma non meno colpite, di malattie professionali.

Non vogliamo solo gridare la nostra rabbia: pretendiamo risposte concrete e le vogliamo adesso.

Noi ci riconosciamo nelle battaglie sindacali per un lavoro più sicuro. E soprattutto ci riconosciamo nelle persone colpite dai drammi degli infortuni e delle malattie professionali, persone che incontriamo ogni giorno e che supportiamo nel riconoscimento di diritti e prestazioni economiche.

È necessario che i nostri interlocutori ci ascoltino e ci riconoscano il ruolo di soggetti operativi e determinanti sui temi del reinserimento lavorativo.

Per consentire ai lavoratori vittime di infortuni e malattie professionali di tornare in azienda, infatti, sono stati stanziati 21 milioni di euro che però, ad oggi, risultano pressoché inutilizzati: il patronato ha competenze e caratteristiche ideali per tutelare le persone il cui diritto a lavorare è a rischio a causa di problemi fisici e psicologici determinati proprio dal lavoro ottenere un ruolo chiave in questo ambito, a condizione che vengano finalmente fornite risorse adeguate.

È sotto gli occhi di tutti l’inadeguatezza del sistema attuale, un sistema che lascia ancora troppo soli i lavoratori – e perfino i datori di lavoro – nella ricerca di soluzioni di buon senso, che permettano loro il mantenimento dell’occupazione in caso di disabilità da lavoro.

Noi possiamo fare la differenza. Per le capacità – operative e relazionali – che contraddistinguono il patronato, siamo in grado non solo di garantire risposte efficaci, ma anche di far emergere i bisogni, dando così concretezza al meccanismo del reinserimento lavorativo, una soluzione poco conosciuta la cui reale applicazione è ancora ben lontana, nonostante sia prevista dalla legge

Anche l’avanzo di gestione del Fondo Amianto deve diventare una risorsa disposizione delle famiglie: sono soldi destinati alla salute dei cittadini ed è inaccettabile che restino fermi nelle casse del fondo. Devono piuttosto essere impiegati per aiutare le persone colpite a venire fuori dal drammatico stato di necessità in cui la malattia le pone, garantendo loro il giusto risarcimento per il danno subìto.

È inaccettabile che, a fronte di un tale avanzo di gestione, non vengano ancora alzati i livelli delle prestazioni assicurative previste in caso di esposizione professionale e ambientale all’amianto.

Altrettanto inaccettabile è che si continuino ad utilizzare le cause per far tacere i lavoratori. Lo Stato non deve abbandonarli, ma sostenerli, sollevandoli dal peso delle spese legali, che troppe volte costituiscono una barriera insormontabile per i lavoratori che si trovano a dover far valere i propri diritti in giudizio.

Così come è cruciale sostenere la prevenzione, per cui l’ultima legge di bilancio ha ridotto le risorse.

Bisogna invece aumentarle, anche per salvaguardare i lavoratori dai nuovi rischi legati alle professioni emergenti e al cambiamento del mondo del lavoro, sempre più rapido. Non possiamo permetterci l’ingenuità di pensare che quanto fatto finora sia sufficiente: dobbiamo accompagnare il cambiamento, per una tutela sempre più efficace e iniziare finalmente a investire davvero in una società più giusta e più attenta alle persone, nella quale il diritto alla salute di tutti sia – per tutti – una priorità assoluta.

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