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Perché una storia continui

29/04/2020

Carissima Cisl,

non posso non ringraziare gli uomini e le donne che ti hanno dato i natali in quel 30 aprile del 1950, perché hanno fatto nascere e crescere un grande sindacato sulla base di intuizioni e innovazioni culturali e organizzative che hanno, in quel tempo, fatto dire a tanti che sarebbe stato uno scandalo e una follia.

Un sindacato fondato da forze democratiche e libere, che intendeva confrontarsi  con la politica a pieno titolo nel passaggio dalla ricostruzione allo sviluppo , creando con il sistema dei datori di lavoro un new deal della contrattazione, prima centrale ma poi, sin dai primi anni successivi, articolata nelle imprese, inserendosi nelle strutture portanti del capitalismo per favorire la partecipazione e la ripartizione della ricchezza, facendo tesoro delle esperienze mutualistiche territoriali delle aree agricole e nel settore delle costruzioni.

Un sindacato aconfessionale, di tutti e per tutti, ma profondamente in sintonia con la Dottrina Sociale della Chiesa, perché la centralità della persona, il suo venir prima della società e dello stato, delineato nel nostro articolo 2 dello Statuto, ha la sua fonte originaria nel cristianesimo, capace di generare forme di umanità e di bellezza, di giustizia, di carità e di speranza per gli uomini tutti.

E non è un caso che la contrattazione e i servizi alla persona siano stati i due capisaldi dello sviluppo associativo libero, una grande casa con tante diramazioni, pur con i limiti e le fragilità di qualsiasi sistema organizzato, ma genuinamente correlato ai bisogni delle persone, con la centralità del lavoro   ma con attenzione alle differenze di genere, di generazione, all’accoglienza delle diverse dimensioni sociali, previdenziali, fiscali, di tutela organizzata e comune di fronte allo Stato e alle sue articolazioni, agli enti preposti, alle grandi organizzazioni del commercio e del consumo e di altre istanze affrontate dalla rete di associazioni della Cisl.

Ma il compleanno coincide con una rottura, una lacerazione, una scansione tra un prima e un dopo di cui il termine ripartire è diventato slogan comune come quell’iorestoacasa veicolato per 2 mesi nel nostro Paese, in Europa e in tutto il mondo.

Il ri-partire è indice di un nuovo inizio, come qualsiasi ri-partenza: non è un ritorno, non è un riavere automaticamente qualcosa che ci è stato. Abbiamo la consapevolezza che questo compleanno comporta la saggezza della pazienza, facendo tesoro di accettare la fatica del presente come percorso circa il nostro futuro. E noi possiamo imparare dalla nostra storia, dalla nostra buona storia, perché è dalle fonti delle origini che possiamo abbeverarci e attingere quell’energia e quello slancio necessari alla nostra utilità sociale, al nostro posto nella comunità sociale delle nostre terre, tutte: urbane, montane, in pianura, in collina, nei tanti entroterra e sulle coste, nelle nebbie o sotto il sole cocente, nella pioggia o con i venti che avvolgono la penisola e le isole, con la neve o nelle aride campagne povere di frutti e arbusti.

La nostra buona storia è fondata sulla natura sussidiaria del nostro essere Cisl, in qualunque forma siamo chiamati ad esercitare il ruolo sociale al servizio di chi ha di meno: la sussidiarietà della nostra azione ci suggerisce che occorre rimettere al centro la persona e, nella concretezza del nostro agire, significa rimodulare azioni, apertura delle sedi, contatti, appuntamenti, relazioni, erogazione di servizi, compilazioni di documenti, riunioni, elaborazioni, riflessioni, decisioni e altro. Significa ri-cominciare di nuovo a immaginare come trasformare i servizi di tutela in una nuova avventura, senza difensivismi collegati solo a soddisfare, seppur giustamente, le prescrizioni normative di legge.

Praticare concretamente la centralità della persona per noi significa, soprattutto, pensare alla società che vogliamo contribuire a costruire, una società orientata al raggiungimento del bene comune, perché nessuno ce la fa da solo oggi. Per questo Cisl Inas si fa – ancora di più – luogo di aggregazione sociale, di esercizio concreto dei diritti, di ascolto, prossimità e solidarietà. Essere punti di riferimento sul territorio, nelle periferie come nei grandi centri, per chi ha più bisogno è un valore che vogliamo coltivare, una risorsa che vogliamo mettere al servizio di domande di socialità e vicinanza sempre più pressanti. Solo perseguendo questo obiettivo, la ri-partenza non lascerà indietro nessuno.

Ecco perché le nostre sintetiche parole: seminiamo speranza per raccogliere futuro ripartiamo insieme, nel nostro paese e nella comunità internazionale, non sono uno slogan ma un voler comunicare cosa sentiamo come compito, come progettazione del nostro fare in una continua verifica a fare meglio, a correggerci se necessario, a fare insieme e di più, affinché tra noi nulla sappia di stantio o generi fastidio, ma rappresenti e trasmetta un senso di comunità prima che meccanismi organizzativi o modalità decisionali.

Ci aspettano giorni difficili, inediti e da qui anche qualche impaccio nell’immaginare le soluzioni: non occorrono interventi esterni straordinari, di trapianto, di sostituzioni o riparazioni cosmetiche.

Noi siamo all’opera per coltivare nuovi semi da piantare, innaffiandoli con giuste dosi e tempi di irrigazione, se possibile senza additivi ma solo con l’esperienza di chi sa e conosce il tempo delle stagioni, la cui risorsa fondamentale è il tempo e la pazienza conseguente.

Anche affermare Cisl Inas è un percorso, un cammino da compiere, noi insieme a tutti gli altri.

Allora ripartire insieme per e con le persone, per essere Cisl sempre in modo adeguato e consono alla nostra storia, anche dopo aver soffiato 70 candeline di una grande torta, lasciando solo ai nostri associati la valutazione circa la sua bontà.

Viva la Cisl!

Gigi Petteni

                  Presidente Inas Cisl

 

 

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